Situazione Coronavirus

La situazione sanitaria nel nostro cantone si sta stabilizzando mentre rimane per certi versi preoccupante lo scenario economico-sociale che questa pandemia ha creato. Purtroppo alla prossima vendemmia le cantine non saranno in grado di ritirare l’uva così come in passato, come Federviti è difficile reagire, ci sentiamo impotenti di fronte a questa prospettiva cupa che colpisce tutti. Il viticoltore che sarà maggiormente colpito dalla brutta situazione attuale sarà quello che coltiva i vigneti poco meccanizzabili, quello che normalmente ha una resa massima di 800g al metro quadro, quello per cui la viticoltura rappresenta un’importante reddito secondario, il tipico socio Federviti. Vigneti discosti e difficili da lavorare negli anni a venire saranno forse i primi che spariranno, quelli che paradossalmente sono anche indirettamente immagine di marketing per la vendita del vino ticinese.

Già da oltre 10 anni ci battiamo con scarso successo contro la costruzione incontrollata di nuovi vigneti nelle zone SAC, solo ora che questi impianti sono in produzione ci si accorge di avere una sovrapproduzione. Il motivo che ha spinto le maggiori cantine del cantone a creare nuovi vigneti proprio nel periodo nel quale vi era un’equilibrio tra vendita di vino e disponibilità di uva è difficile da capire. Può essere stato l’aumento dell’età media dei viticoltori (mancata garanzia nella gestione), il costante sacrificio di vigneti a favore dell’edilizia, gli alti costi di produzione dei vigneti “di collina” rispetto a quelli sul piano, la possibilità di poter gestire meglio la vendemmia e i residui dei prodotti fitosanitari. In ogni caso oggi constatiamo che quella di costruire vigneti sul piano è stata una strategia fallimentare. Nel mercato economico la parte dominante è la domanda, noi come Federviti rappresentiamo la prima scala dell’offerta e forse siamo gli ultimi ad avere diritto di parola. I nuovi vigenti hanno di fatto rotto un’equilibrio, si è data priorità a garantire una resa costante con costi minimi piuttosto che a dare importanza all’immagine che si può fare un cliente quando compera un vino.

Per quello che riguarda le serate didattiche la Federviti sta valutando come poterle fare, è indispensabile che tra i viticoltori possa continuare ad esserci un dialogo, nonostante lo sconforto dato dalla situazione attuale. Sarà importante incontrarci, condividere e discutere quanto serve per mantenere viva la nostra federazione. Sicuramente dalla parte dei nostri partners negozianti, acquirenti o cantine sociali, ci sarà chi tenterà di cavalcare il momento di crisi, imponendo le proprie misure (comprensibilmente). La Federviti nel limite di quanto previsto dalle disposizioni delle autorità dovrebbe rimanere vigile, perlomeno garantendo gli incontri, lo scambio, la formazione professionale e anche le rivendicazioni sindacali.

Infine si ricorda ai viticoltori di seguire le disposizioni vigenti che in particolare non permettono assembramenti e raccomandano di mantenere la distanza di almeno 2m tra gli uni e gli altri. I viticoltori che si trovano nella fascia di età più a rischio sono invitati a lavorare in vigna da soli, evitando contatti inutili con altre persone.