Viticoltura di collina

Negli ultimi tempi complice un quadro finanziario generale mutato, si è notato come dei terreni edificabili vignati, erroneamente classificati tali negli anni della pianificazione territoriale, abbiano lasciato spazio a delle abitazioni. Spesso si trattava di vigneti in collina, appartenenti ad anziani che più dei "giovani" (soprattutto quelli tra i 30 e i 50 anni) sentono il piacere, il dovere di fare il viticoltore sia per aspetti culturali che paesaggistici ma dove purtroppo non si trova un degno sucessore nei lavori. Analizzando la situazione al proprietario del fondo si prospetta enorme differenza tra il ricavo finanziario (immediato) della vendita e alla cessione del vigneto ad una terza persona per la gestione annuale. In alcuni comprensibili casi le viti lasciano spazio alla casa del/della figlio/figlia permettendo di risparmiare sull'acquisto del terreno centinaia di migliaia di franchi.

Nello stesso periodo le grandi cantine, allo scopo di ottimizzare i costi di gestione e per sopperire alla mancanza d'uva, stanno progressivamente invadendo il piano con nuovi impianti per i quali il tempo di lavoro impiegato è nettamente inferiore ai vigneti di collina. Dove un tempo si coltivavano patate e grano oggi si coltiva anche la vigna su di un tipo di terreno limoso, poco drenato e molto fertile, ossia l'esatto contrario di ciò che serve per ottenere un buon vino.

Un buon vinificatore sa che nonostante il lavoro in cantina sia importante l'80% della qualità di un vino è data dalla qualità dell'uva. Mi chiedo perciò se dopo un lungo percorso che negli anni ha portato i vini ticinesi a migliorere progressivamente non si stia prendendo la direzione sbagliata. Un territorio, come quello che ci rimane attualmente in Ticino, attirerà sempre meno turisti (i quali aquistano spesso del vino), le uve avranno le caratteristiche di quelle che vendono a 50 centesimi al kg nel Veneto. 

Personalmente credo che purtroppo non ci siano molti rimedi alla lenta tendenza che ho appena descritto ma vorrei invitare i soci federviti che possiedono delle superfici vitate a voler contribuire anche in futuro alla qualità delle uve, del paesaggio.

Moreno Wildhaber 03.02.2014


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