Danni ungulati

Purtroppo da alcuni anni a questa parte il viticoltore ticinese è confrontato con un'ennesima calamità che rende ulteriormente difficoltosa la raccolta delle uve a fine stagione. Dopo le varie malattie fungine, insetti dannosi provenienti da altri continenti dal 2007 circa bisogna tener conto anche degli ungulati autoctoni. Qualcosa nella gestione della popolazione dei selvatici sembra ai più essere andato storto, la crescita esponenziale degli esemplari stà creando problemi all'agricoltura, alla viticoltura e alla selvicoltura causando costi esorbitanti. Nella speranza che i cacciatori e soprattutto l'ufficio caccia e pesca riescano in tempi brevi a ristabilire una situazione accettabile in questa pagina del sito la Federviti propone alcune soluzioni preventive. Va sottolineato che nel nostro cantone chi coltiva la vigna spesso non lo fa per soldi ma per passione e i risarcimenti cantonali per i danni subiti sono solo una magra consolazione. Uno di loro è Rolando Burkard di Maggia al quale il comitato Federviti Locarno e Valli su sua richiesta ha scritto il seguente testo:

Egregio Signor Burkhard, la Federviti Locarno e Valli ha preso atto delle sue considerazioni fatte via e-mail e ne ha discusso durante la riunione di comitato del 20 maggio 2014. Si condivide l’opinione che a livello politico la problematica sia stata finora in parte sottovalutata, nonostante le firme raccolte per la petizione “Cervi e cinghiali che disastro”. Il comitato Federviti Locarno e Valli condivide che da tempo la popolazione di ungulati dovrebbe essere ristabilita ai livelli antecedenti l’inverno 2007. La sola prevenzione con recinzioni, ultrasuoni, prodotti dall’odore repellente spesso non basta. Abbiamo assistito negli ultimi anni ad una progressiva riconquista del territorio di fondovalle da parte degli ungulati, partendo dal meno problematico camoscio una trentina di anni orsono, arrivando al cervo degli ultimi anni. Un evoluzione che ha reso parecchio più impegnativo e oneroso il lavoro del viticoltore, sempre più minacciato da perdite di raccolto, impagabili delusioni. La Federviti con l’Unione Contadini ha sempre mantenuto contatto sia con l’ufficio caccia e pesca, sia con l’organo politico cantonale. La possibilità di ricevere dei risarcimenti (anche per privati non professionisti), il fatto che una recinzione venga sussidiata fino all’80% non sono da considerarsi piccoli traguardi (in parte già raggiunti da tempo). Vi sono tuttavia aspetti ancora da risolvere, ad esempio la fattibilità di poter costruire recinzioni fisse fuori zona (rispetto al piano regolatore e ala legge edilizia) e la creazione di un decreto che indichi il numero massimo di capi di selvaggina nelle varie zone del Ticino. Ad inizio 2014 alcuni rappresentanti della Federviti si sono incontrati con il gran consigliere Claudio Zali e il capo dell’ufficio caccia e pesca Leoni. Si è stabilita la volontà procedere con maggiori abbattimenti nelle zone viticole cantonali, soprattutto nel periodo della germogliazione. I viticoltori in possesso della patente avvisando il guardia caccia potranno prelevare senza restrizioni i capi viziosi all’interno dei propri vigneti. I viticoltori non in possesso del permesso di caccia confrontati con la presenza della selvaggina avranno il supporto di guardiacaccia e cacciatori incaricati nella guardia campicoltura. Nel periodo appena trascorso della germogliazione grazie a questa operazione si sono uccisi 108 ungulati mentre gli scorsi anni questi abbattimenti erano stati solo sporadici. Purtroppo l’associazione dei cacciatori non è unanime nel affermare che la popolazione degli ungulati sia da ridurre e ciò rallenta di fatto la via politica verso una soluzione rapida. Da quanto emerso ultimamente dalla stampa sembra essere in atto un nuovo esame della situazione da parte di Claudio Zali con il supporto di un importante e solido gruppo di lavoro (viticoltori, contadini, forestali e patriziati). L’obiettivo sarà quello di limitare i danni da ungulati a 200000chf di risarcimenti l’anno. Da parte della Federviti si ha l’impressione di essere dinnanzi ad una svolta decisiva a tempi brevi.

Come molti già sanno il cantone ha creato un fondo per far fronte ai danni subiti in base alla perdita di guadagno stimata. Prima della valutazione del rimborso l'ufficio caccia e pesca ha incaricato dei periti chiamati alla verifica non solo dei danni ma anche del metodo preventivo messo in atto dal viticoltore, della destinazione delle uve (vendita o vinificazione in proprio), della fattore recidivo. Al momento dalla scoperta dei danni, si è dunque invitati a contattare al più presto il seguente recapito telefonico:

-Stampanoni, Ufficio caccia e pesca, responsabile constatazione danni: 004179 503 99 23. Il risarcimento, se concesso avverrà anche dopo un paio di anni dall'accaduto.

Soluzioni proposte ai viticoltori dal comitato Locarno e Valli:

La recinzione dei vigneti resta attualmente secondo molti il rimedio più efficace al problema. Purtroppo bisogna sottostare al piano regolatore comunale e per i vigneti fuori zona edificabile è permessa solamente una recinzione provvisoria. Il materiale più resistente è senza dubbio la rete d'armatura che però non è esteticamente il massimo e costa parecchio. Una recinzione elettrica invece spesso ha l'inconveniente di perdere la potenza della scossa quando il filo viene a contatto con l'erba alta ma risulta più adattabile a terreni difficoltosi. Una fensa con una ramina a maglia larga (quella per le pecore) alta almeno 2m posata prestando particaolare attenzione all'andamento del terreno dovrebbe essere la soluzione migliore per tutti i tipi di ungulati. Evitare le recinzioni con reti antigrandine e pali poco resistenti. Purtroppo si constata che dove un animale era abituato ad entrare farà di tutto per poterlo rifare.

 
Un ripiego sempre più utilizzato è l'apparecchio ultrasuono. In particolare la ditta gvz-rossat ne produce uno alimentato con un pannello solare e capace di emettere diverse frequenze. Ciò permette di evitare le spiacevoli esperienze dovuti al calo di efficacia nei confronti degli ungulati che col tempo si abituavano al suono sempre uguale emesso da alcuni apparecchi. Efficace anche contro danni da uccelli.
Come terza soluzione possibile vogliamo segnalare un prodotto ecologico molto valido a base di grasso di pecora solubile in acqua che agisce mediante il suo odore irritante per la selvaggina da applicare sul perimetro del vigneto. Si tratta del Trico della Omya nel quale è presente anche un colorante bianco che permette di verificare l'applicazione del prodotto. Un contenitore da 5 litri costa 120 chf circa, è diluibile in 40 litri d’acqua che sono sufficienti per 2500mq di vigneto. Da applicare essenzialmente ai margini e ai bordi in modo che crei come una barriera olfattiva. Quest’anno (2014) si faranno delle prove di vinificazione su delle uve trattate con il prodotto pochi giorni prima per poter verificare la fattibilità dell’utilizzo di Trico anche in fase postinvaiatura. Un esperimento simile è stato portato avanti con successo nel Piemonte e si è potuto constatare che il prodotto non ha avuto alcun effetto negativo a differenza di quanto si potrebbe pensare..

Secondo l'ufficio caccia e pesca una buona prevenzione stà alla base della lotta contro i danni degli ungulati.

Molti dei viticoltori che hanno subito danni ai loro raccolti durante le passate stagioni viticole sono propensi ad una maggiore liberalizzazione della caccia. Si ha l’impressione che il cantone impedisca un abbattimento selettivo più cospicuo che possa regolare la popolazione di selvatici ai livelli antecedenti il 2008. Andrea Stampanoni è intervenuto in una delle serate didattiche della Federviti Locarno e Valli allo scopo spiegare le ragioni che hanno portato alla situazione attuale e mostrare i modi migliori per evitare i temuti danni. In primo luogo ha mostrato come è organizzata la caccia in Ticino spiegando in che periodo e per quanto tempo i cacciatori sono impegnati nell’attività venatoria.

Ultimamente malgrado gli sforzi non si riesce più a raggiungere l’obiettivo previsto nel piano di abbattimento stilato dal cantone prima della stagione venatoria. Questo fatto non è riconducibile ad un scarso impegno dei cacciatori bensì all’alto numero di bestie da abbattere prefissato che richiede ai cacciatori un tempo di impiego al di fuori delle loro possibilità.

In particolare nei vigneti cervi e cinghiali hanno fatto più danni rispetto a caprioli e camosci soprattutto a causa della maggiore quantità di cibo che questi due animali necessitano. Si può riassumere il cervo è una bestia intelligente, che si adatta facilmente all’habitat e che purtroppo trasmette le abitudini comportamentali alle successive generazioni. Il cinghiale invece ha una capacità riproduttiva molto alta, si adatta ai luoghi più difficili e solitamente è molto mobile ciò che rende difficile la caccia di attesa. I caprioli e camosci sono molto dannosi ad inizio stagione, momento nel quale sono attratti dai germogli che brucano volentieri.

Il problema come detto difficilmente si potrà risolvere con uno sterminio generale degli ungulati che hanno ripopolato in questi ultimi anni il territorio. Ogni animale abbattuto sarà generalmente sostituito da uno nuovo qualunque sia la specie. Capire gli atteggiamenti dei vari ungulati, accorgersi ed identificare i primi segni della loro presenza è di fondamentale importanza.  Alla vista del primo danno, preferibilmente anche prima, il viticoltore è tenuto ad agire con la messa in atto di metodi preventivi oppure controllandone l’integrità (ad es. recinzione rotta). Il cantone in questo senso mette a disposizione l’80% del costo del materiale di una nuova recinzione a patto che vengano seguite le istruzioni di base per la costruzione. Evitare di utilizzare le reti antigrandine, potrebbero diventare una trappola per gli animali che spesso rimangono impigliati e nella foga di liberarsi distruggono tutto l’impianto del vigneto nel determinato raggio. Se si prende in considerazione la legge edilizia cantonale purtroppo una recinzione (occorre fare una domanda di costruzione in quanto consiste in un impianto fisso) non si può erigere in un terreno agricolo ma solo in zona edificabile. Una soluzione sarebbe di chiedere il permesso per un impianto provvisorio costituito da dei fili elettrici segnalati con appositi cartelli segnalanti il pericolo disposti fino ad un’altezza di 2m. I fili elettrici sono ben gestibili anche su profili di terreno proibitivi per una recinzione tradizionale, bisogna fare attenzione al primo filo sopra il terreno, abbastanza resistente per lo sfalcio, che non avvenga la messa a terra.

Considerazioni dei soci Federviti:

Accuso i cacciatori ? Per niente. Ma critico aspramente la troppo restrittiva legislazione venatoria. Evidentemente, se si permette la caccia (per esempio dei cervi) solo quanto segue (adesso naturalmente esagero intenzionalmente): Caccia permessa solo dal venerdì 16 settembre ore 07.52 al sabato 17 settembre ore 14.28, permesso solo di cacciare i capi maschi d’almeno 33 anni che sono visibilmente o omosessuali o zoppicanti, permesso solo di tirare al massimo su 0,4 capi entro le 30 ore e 36 minuti permessi per la caccia, caccia solo permessa con arco e freccia ecc. ecc., allora non v’è da meravigliarsi che la popolazione dei cervi va aumentando. Per arrivare poi alla situazione – poiché per via della loro sovrapopolazione i cervi non trovano più niente da mangiare nel loro habitat naturale e scendono in valle – di trovarteli ai portali della Coop di Maggia cercando un po’ d’insalata nel negozio ? Dove evidentemente per ragioni di sicurezza non si potrà cacciarli, ma solo farli assistere da medici-veterinari per poi riportarli con voli speciali della Rega a quota 1'500 metri da dove sono scesi. La situazione attuale con gli ungulati ha veramente del tragicomico !

Rolando Burkhard, Berna/Maggia

 

Caro amico Moreno,

Ho letto con grande interesse l’articolo “Sorprese mattutine” del nostro amico Presidente Graziano nell’Agricoltore Ticinese“ odierno del 24 maggio 2013. Gli sono molto grato per questo suo articolo, e trovo ottima l’idea di creare una speciale rubbrica “ungulati” sul nostro sito Internet, dove noi viticoltori possiamo scambiarsi le nostre esperienze in merito. Graziano nel suo articolo propone di scambiarsi delle segnalazioni, informazioni e esperienze sulla nuova rubbrica “ungulati”. Eccovela: 

L’anno passato gli ungulati in primavera mi hanno distrutto ca. Il 40% della vigna piantata in filari (Merlot, Cabernet-Sauvignon, Gamaret, Carminoir e Bondola) mangiando i germogli. Poi in autunno mi hanno praticamente saccheggiato un ronco intero di uva Americana dove normalmente raccolgo dai 400 ai 500 kg di uva.  Cosa fare ? I vigneti in filari sono recintati (il che è già fuori legge, poiché si trovano ai monti, dunque fuori zona, e lì per ragioni paesaggistiche non sarebbe nemmeno permesso), ma non servì a niente. Poi tanti posti ai monti, terrazzati, semplicemente non è possibile recintarli. Contro i cervi ci vorrebbero delle recinzioni solidissime di un’altezza d’almeno 1m 75 (!), dunque si dovrebbe fare il “muro di Berlino”. Quest’anno, finora (23 maggio !) non ho avuto danni. Eccovi cosa ho fatto: Ho dovuto mettere, subito dopo  la potatura secca, le reti ai filari (con tutti gli inconvenienti del caso) e/o ho messo, ad una distanza di ca. 5 m, degli straccetti impregnati con il prodotto “Fowistop”. In più non ho sfalciato l’erba ma la ho lasciato crescere all’altezza della zono vegetativa delle viti. Evidente che queste operazioni “ultima ratio” rendono molto complicate la lavorazione razionale dei vigneti. Non posso ancora dirvi se serviranno. Per quanto riguarda i danni subiti ai vigneti “Americana” piantati in pergola (uva mangiata in autunno), non so ancora consa posso fare per impedire un nuovo saccheggio totale. Avete un qualche consiglio voi? Graziano nel suo articolo parla di un prodotto a base di grasso di lana di pecora molto efficace contro i caprioli che disturbi anche i cervi. Potreste, per piacere, far sapermi il nome del prodotto e dove si può acqustarlo? Cordiali saluti da parte di un viticoltore quasiché disperato

Rolando Burkhard, Berna/Maggia

 

Buongiorno signor Burkhard.
Ho sentito anche io parlando con i viticoltori la lamentela sull'operato della Federviti per arginare il problema dei danni da ungulati. Come sà non è una cosa semplice, i cacciatori ai quali si chiede più presenza sul territorio hanno un lavoro e non possono essere sempre a disposizione quando glielo si chiede. In Svizzera tedesca in alcuni cantoni il contadino con permesso di caccia ha il diritto tutto l'anno di cacciare la selvaggina all'interno del suo territorio. Una soluzione razionale a mio avviso potrebbe essere questa ma poi probabilmente andremmo contro il parere degli animalisti.
Certamente con il nostro territorio fatto di terrazzamenti la recinzione risulta difficile da attuare per una prevenzione efficace, da mia esperienza ho visto che comunque bisogna sempre correre a fare nuove riparazioni o aggiunte. A livello di legge come dice lei fare una cinta non è sempre permesso e inoltre non giova sicuramente al paesaggio. Personalmente il prossimo inverno vorrei provare a fare una recinzione vegetale con degli arbusti probabilmente san buchi piantati a distanza ravvicinata, un pò come una siepe. Dovrò aspettare qualche anno per vedere il risultato e sostituire la ramina di delimitazione convenzionale. Il prodotto che dice il Graziano si chiama "Trico", può procurarselo nei punti vendita dove compera i prodotti fitosanitari.
Le porgo i miei saluti.

Moreno Wildhaber, Mergoscia

 

Buongiorno signor Burkhard. Con piacere ho constatato che il mio articolo ha suscitato molto interesse, nonostante che in pochi hanno finora avuto interesse ad esternare pubblicamente un'opinione. Un viticoltore che conosco ha comperato un apparecchio, che piazzato nel vigneto disturba tutti gli ungulati, con un raggio di 100 m. Prossimamente vedremo di pubblicare sul sito e magari nell'agricoltore tutti i dettagli. La ringrazio per l'appoggio alla federviti e le assicuro che ogni giorno il mio impegno é totale a favore di tutta la viticoltura. Saluti

Graziano Carrara, Gordola


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